4a Giornata dell’Autonomia: a che punto siamo?

Gli ospiti della Quarta Giornata dell’Autonomia, organizzata il 24 ottobre scorso sul Nevegal dalla nostra associazione “Veneto per le Autonomie” insieme al Movimento Bard (Belluno Autonoma Regione Dolomiti), sono stati più che all’altezza, con analisi e riflessioni davvero significative e di prospettiva. Ci hanno lasciato numerosi argomenti e tracce di lavoro meritevoli di approfondimento.

Al seguente Link – https://www.facebook.com/109596241508566/videos/560351425043961 – si può rivedere il dibattito della giornata, con gli interventi:

– del prof. Dario Stevanato sullo stato di sostanziale interruzione del negoziato per il riconoscimento dell’autonomia differenziata al Veneto, nonostante siamo a 20 anni dalla riforma del Titolo V della Costituzione e a 10 anni dall’approvazione del decreto legislativo n. 68/2011 sul federalismo fiscale regionale (la cui attuazione è stata da allora via via rinviata, da ultimo al 2026!);

– del segretario della CGIA Renato Mason sulla situazione socio-economica del Veneto, sui nostri punti di forza e sui nostri punti di debolezza, elementi su cui una classe dirigente all’altezza dovrebbe elaborare una strategia di collaborazione pro-attiva e condivisa tra tutti gli attori del territorio, perchè stiamo perdendo terreno in termini di reddito pro-capite nel confronto con le regioni italiane ed europee più avanzate;

 – di Gian Angelo Bellati su come l’attuazione del federalismo e dell’autonomia degli enti locali siano strumenti utili ad una sana, responsabile, efficiente ed efficace gestione delle politiche pubbliche e di bilancio, favorendo insieme alla crescita economica la riduzione del debito pubblico;

– di Silvia Conte sul settore strategico per il nostro Veneto del turismo, da declinarsi in modo innovativo come turismo di prossimità;

– del prof. Giancarlo Corò, con una relazione davvero ricca sulla necessità di promuovere comunità competitive ed intelligenza sociale per una crescita sostenibile ed inclusiva di fronte ai cambiamenti strutturali in atto nell’economia, nella società, nella tecnologia, con esempi e proposte concrete anche in tema di politica industriale;

– del sociologo Diego Cason, che ha descritto con una forte carica emotiva il dramma dello spopolamento del territorio bellunese, che sta vivendo un vero e proprio collasso demografico nell’assenza di una governance politica delle terre alte all’altezza della sfida, perchè le decisioni vengono prese altrove, a Roma e a Venezia, dove non si conoscono i bisogni e i problemi di questo territorio, né si valorizzano con policy adeguate e specifiche le sue potenzialità che pure sono del tutto analoghe a quelle delle prosperose province autonome confinanti;

– dell’avv. Silvia Muttoni, che ha fatto una sintesi ragionata e critica rispetto al quadro costituzionale del coacervo normativo sull’emergenza pandemica e sulle scelte di sanità pubblica in atto, tra contraddizioni delle norme e cessioni di autonomia a fronte di carico di responsabilità su persone ed imprese;

– del presidente del Bard Andrea Bona, che ha lanciato l’allarme sullo stato di emergenza demografica, sociale e istituzionale della provincia di Belluno, con la ripresa in alcune comunità locali delle spinte per distaccarsi dal Veneto e passare al Trentino Alto Adige, confermando l’urgenza e la necessità di un nuovo progetto politico per l’autogoverno del territorio;

– della Presidente di Veneto per le Autonomie, Simonetta Rubinato, che ha chiuso i lavori ribadendo la necessità di un partito politico regionale per dare efficace rappresentanza all’istanza di autogoverno del 62% degli elettori residenti in Veneto, sancita dal referendum del 22 ottobre 2017. A sostegno di questa tesi ha citato la relazione conclusiva del prof. Roberto Bin al convegno tenutosi a Bergamo il 6-7 giugno 2014 dal titolo “Il valore delle Autonomie: territorio, potere e democrazia”. Nella storia di questo Paese – riconosceva già allora il prof. Bin – la battaglia “per superare uno Stato burocratico, lontano ed ottuso in nome della vicinanza dell’amministrazione ai cittadini” non è mai stata interamente vinta ed ancora oggi risuona “il canto del centralismo e dell’uniformità”. Perché “nel sistema politico italiano i partiti nazionali esercitano una potente forza centripeta”, mentre “non c’è autonomia territoriale se i partiti non hanno una forte presenza sul territorio. Laddove i territori esprimono una classe politica che si organizza e si comporta in autonomia rispetto ai partiti nazionali, là anche l’autonomia dell’ente regionale si rafforza. Ho sempre pensato che la Provincia di Bolzano debba la sua forte autonomia al forte radicamento territoriale della SVP. I partiti politici sono organizzazioni fortemente centralizzate, le cui articolazioni locali (prevalentemente provinciali) servono per dragare in periferia consenso e finanziamenti che poi vengono ‘amministrati’ secondo il più centralistico dei modelli. (…) Le Regioni hanno promosso e finanziato ogni sorta di circolo culturale, dopolavoro, centro sociale ed associazione per il turismo sociale: perché non hanno mai pensato di promuovere e sostenere i partiti regionali o locali?

In allegato trovate le slides:

  • rassegna stampa sull’evento:

Infine, a questo link – https://www.venetoperleautonomie.it/iniziative/derivazioni-idroelettriche-dimostriamo-di-conoscere-la-lezione-del-vajont/ -, trovate l’intervento di Simonetta Rubinato sulla lezione del Vajont in tema di derivazioni idroelettriche ed autonomia energetica, sicurezza idrogeologica e sviluppo del territorio bellunese, pubblicato il 12 ottobre dal Corriere delle Alpi.

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