Derivazioni idroelettriche. Dimostriamo di conoscere la lezione del Vajont

Più poteri alle Comunità locali anche sulle risorse idriche del territorio per un giusto equilibrio rispetto a Stato e mercati a tutela delle ragioni di chi abita le Terre Alte.

Sabato 9 ottobre scorso ho assistito alla toccante commemorazione del 58° anniversario della tragedia del Vajont, organizzata nella Chiesa Antica di San Cipriano di Roncade dalle Amministrazioni comunali di Longarone, Roncade e San Biagio di Callalta. Era presente anche il regista del film “Vajont”, Renzo Martinelli, che ha ben sottolineato come “questa tragedia è stata la conseguenza della somma di due componenti micidiali: il profitto a tutti i costi e il disinteresse per la povera gente”.

Condivido, ma occorre precisare che la ricerca del profitto a ogni costo da parte del Beemot dell’imprenditoria monopolistica trova spazio quando unisce le forze con il Leviatano del potere dello Stato che lo dovrebbe controllare e invece omette di farlo perché chi governa è colluso o corrotto.

Non è forse lo stesso meccanismo che ha provocato di recente la tragedia del Ponte Morandi?! Si tratta di una dinamica che l’economista Raghuram Rajan ha spiegato nel suo libro ‘Il terzo pilastro’, dal sottotitolo ‘La comunità dimenticata tra Stato e mercati’: “Come aveva capito Adam Smith, gli enti di controllo spesso assumono un atteggiamento servile nei confronti dei soggetti più potenti fra quelli regolamentati; in questo caso, infatti, paradossalmente, le normative diventano uno strumento che serve a proteggere i potenti e a soffocare la concorrenza. (…) la vigilanza democratica può impedire che si instauri un rapporto eccessivamente stretto fra regolatore e regolato”. Recuperare l’equilibrio fra i tre pilastri – Stato, mercati e comunità – è dunque fondamentale secondo Rajan: “la decentralizzazione alle comunità di poteri e attività le induce a lasciarsi coinvolgere in attività politiche concrete. La comunità a quel punto funge da base per mobilitare proteste. Una comunità partecipe, fungendo da guardiano, può effettuare pressioni politiche affinché il clientelismo sia ridotto e la concorrenza sia preservata sui mercati”.

Dobbiamo quindi interrogarci su quanto sta accadendo ancora oggi. In questo tempo di riconversione energetica verso le fonti rinnovabili, in cui l’idroelettrico sarà sempre più importante, le comunità locali del bellunese sono depredate di questa loro risorsa, sfruttata ancora oggi in massima parte da potenti società estranee al territorio, che mantengono rapporti di forza rispetto agli amministratori locali ed agli abitanti delle terre alte, i cui concreti interessi sono per lo più ignorati. Ciò che prevale sono ancora logiche di potere e di profitto, anche a spese della manutenzione degli invasi e delle opere.

Ma un altro modello è possibile: nel confinante Trentino Alto Adige le competenze in materia di grande derivazioni a scopo idroelettrico sono state trasferite da tempo (d. lgs. n. 289/2006) dal legislatore statale alle Province autonome di Trento e Bolzano, che ne hanno il pressoché totale controllo e gestiscono la maggior parte degli impianti ubicati nei loro territori mediante proprie Società partecipate.

E’ vero che il d.l. n. 135/2018 ha disposto finalmente il trasferimento alle altre Regioni alpine della proprietà delle opere idroelettriche alla scadenza delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche (la maggior parte di esse scadrà nel 2029), demandando alle Regioni la relativa disciplina delle modalità e procedure di assegnazione, ma ci sono già stati dei tentativi in Parlamento di riportare il tutto in capo allo Stato e sono certa che prima della data del 2029 le élites economico-finanziarie interessate indurranno alcuni gruppi politici a riprovarci.

Si tratta di una partita fondamentale per l’autonomia energetica, la sicurezza idrogeologica e lo sviluppo del Veneto. C’è da augurarsi che chi lo governa sappia tutelare gli interessi del territorio e in particolare della Comunità bellunese con la schiena dritta e nell’interesse del bene comune!

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