La Responsabilità del Veneto nella sfida dell’autonomia

Come l’emergenza per la crisi finanziaria del 2008-2011 ha dato il ‘la’ alla ricentralizzazione di ingenti risorse fiscali dai territori allo Stato, così l’emergenza del Coronavirus è oggi utilizzata per sancire una sorta di bocciatura inappellabile del regionalismo e tentare di riformare in senso neocentralista il Titolo V della Costituzione. Siamo davanti a un attacco politico che tradisce non solo un grave pregiudizio di impronta statalista, ma anche il tentativo di scaricare precise responsabilità del Governo: lo Stato non ha saputo effettuare un vero intervento di supporto alle autorità regionali che affrontavano la pandemia sui diversi territori. Del resto le Regioni ordinarie compiono quest’anno 50 anni e sin dal primo momento la posizione degli apparati statali è stata orientata a limitare fortemente l’istituto regionale considerato un attentatore dell’uniformità amministrativa. Il problema è essenzialmente dovuto ad un ritardo culturale tutto italiano in un momento in cui, per via dei processi di integrazione, quello europeo e quello internazionale, un maggiore decentramento sarebbe necessario proprio per consentire migliori performance al governo centrale nelle negoziazioni internazionali ed europee per la salvaguardia degli interessi nazionali. La richiesta di autonomia differenziata delle tre Regioni più dinamiche del Paese pone dunque il tema quanto mai attuale della revisione del ruolo e dell’organizzazione dello Stato centrale, ad oggi inefficace e inefficiente su molteplici piani. Tale richiesta dovrebbe essere considerata come il laboratorio per sperimentare un regionalismo più maturo e responsabile, oltre che una democrazia più vitale, anche sull’esempio delle Autonomie speciali alpine. Ma di fronte al neo-centralismo delle forze politiche al governo (e non solo) e alla performance non positiva nella gestione della pandemia del sistema sanitario della Lombardia, l’evoluzione dello Stato verso forme più avanzate di autonomia e federalismo (in attuazione dell’art. 5 della Costituzione) sembra oggi diventata più difficile e probabilmente dipenderà dalla capacità e dalla determinazione di chi governa il Veneto di rappresentare la volontà espressa dalla comunità veneta nei referendum del 22 ottobre 2017. Ne discuteremo con Andrea Bona, presidente del Movimento “Belluno Autonoma Regione Dolomiti” e il prof. Francesco Palermo, docente di diritto costituzionale comparato, direttore dell’Istituto di studi federali comparati di Eurac Research di Bolzano e dal 2019 Consigliere costituzionale al Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa.

Pagina dove seguire la diretta: https://www.facebook.com/simonettarubinato

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