Sindaci, prefetti, governo: un cortocircuito che disorienta i cittadini

Autonomia è assunzione di responsabilità e differenziazione nella leale collaborazione tra Istituzioni

*di Simonetta Rubinato

E’ lontano il tempo in cui Luigi Einaudi analizzando la realtà accentratrice dello Stato italiano, modellato (in versione peggiorativa) su quello francese, proponeva l’abolizione dei prefetti: “Democrazia e prefetto repugnano profondamente l’una all’altro… non si avrà mai democrazia, finchè esisterà il tipo di governo accentrato, del quale è simbolo il prefetto”- scriveva nel 1944 –, perché “la democrazia comincia dal Comune, che è cosa dei cittadini.”

Chissà cosa penserebbe Einaudi della recente protesta dell’Associazione dei Comuni Italiani contro la norma annunciata dal Presidente Conte per conferire ai sindaci il potere di chiudere al pubblico dopo le ore 21 aree cittadine a rischio assembramento, con i primi cittadini ad invocare invece l’intervento dei prefetti. Per fortuna che ci sono ancora, vien da pensare. Stupisce in particolare che si sia unito alla sollevazione anche il Presidente dell’Anci del Veneto, quel Veneto in cui esattamente tre anni fa oltre 2,2 milioni di elettori si sono recati alle urne per chiedere il riconoscimento di maggiore autonomia al nostro territorio.

La disposizione è poi rimasta nel nuovo Dpcm, anche se ‘a furor di sindaci’ è stato eliminato dal testo il termine “sindaci”, che peraltro rimane implicito visto che da decenni quelle competenze i sindaci ce le hanno già, essendo autorità sanitarie locali. Senza considerare che l’art. 1, comma 9, del decreto legge n. 33 del maggio scorso già stabiliva che “il sindaco può disporre la chiusura temporanea di specifiche aree pubbliche o aperte al pubblico in cui sia impossibile assicurare adeguatamente il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro”.

Perché allora questo cortocircuito istituzionale, che crea ulteriore confusione e disorientamento nei cittadini? Probabilmente la norma non era stata condivisa dal Governo nelle riunioni intercorse con i rappresentanti dei sindaci, come vorrebbe invece il principio di leale collaborazione tra le Istituzioni: di qui la sollevazione della Presidenza dell’Associazione dei Comuni, che si è sentita scavalcata dalla comunicazione in diretta del Presidente del Consiglio e lo ha accusato di fare “scaricabarile” sui sindaci in ordine alla misura del coprifuoco.

Tra le poche voci fuori dal coro quella del sindaco di Chiampo (VI), Matteo Macilotti: “Ma come? Ci siamo sempre lamentati perché ci imponevano misure indifferenziate dall’alto ed ora che ci danno la possibilità di valutare le zone più a rischio con interventi calibrati sulla realtà territoriale ci tiriamo indietro? E poi chiediamo maggiore autonomia!”.

Come non essere d’accordo con lui? Anche questa vicenda dimostra quanto bisogno vi sia di far crescere nel nostro Paese la cultura e la pratica della sussidiarietà, dell’autonomia e dell’autogoverno, oggi carenti nella stessa classe dirigente delle Istituzioni territoriali della nostra Regione che dovrebbe esigerne il rispetto secondo i principi della nostra Costituzione e la richiesta referendaria popolare.

E’ proprio questo lo scopo dell’Associazione Veneto Vivo, che anche quest’anno in occasione del terzo anniversario del referendum sull’autonomia del 22 ottobre 2017 promuoverà un momento di riflessione online sulle sabbie mobili in cui si trova il processo per il riconoscimento dell’autonomia differenziata al Veneto dopo 1.096 giorni dal referendum. 

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