Simonetta Rubinato: “Fare luce sul fallimento delle banche venete”

“Ho avuto occasione di recente, grazie all’iniziativa dell’associazione Trebaseleghe Viva di presentazione del libro di Renzo Mazzaro “Banche, banchieri e sbancati”, di intervenire sulla vicenda del fallimento delle banche venete. Dopo aver sottolineato le incertezze e contraddizioni nella gestione della crisi di VenetoBanca e Popolare di Vicenza, ho evidenziato anche le gravi responsabilità di una vigilanza autoreferenziale e sottratta sin qui ad ogni controllo: se persino Federico Fubini in un recente articolo del Corriere della Sera ha rilanciato la stima di circa un milione di piccoli risparmiatori italiani coinvolti in azzeramenti del valore di azioni e obbligazioni nella crisi creditizia di ben 18 istituti bancari (oltre a tante banche minori), con una perdita di pubblico risparmio di circa 45 miliardi di euro, definendolo “un trauma sociale di proporzioni storiche”, si comprende perché la governance di Bankitalia (e di Consob) non può non avere responsabilità in merito.

Del resto fa riflettere la stessa diversità di trattamento riservato alle due banche venete (ricordate il blitz scenografico della Guardia di Finanza inviata dalla Procura di Roma, poi rivelatasi incompetente?) e il fatto che la Popolare di Vicenza fosse così ben introdotta nelle sedi centrali del potere che dal 2008 al 2014 aveva gestito i conti dei servizi segreti attraverso la filiale del proprio gruppo Banca Nuova, come racconta Mazzaro nel suo libro.

I dubbi e gli interrogativi sono avvalorati anche da ciò che sta emergendo nella vicenda del salvataggio della Popolare di Bari da parte del Governo Conte2, intervenuto due giorni dopo il commissariamento da parte di Bankitalia, il cui occhio benevolo ha a lungo coperto lo stato di dissesto dell’istituto di credito cooperativo pugliese, al quale era stata peraltro concessa dal Governo Conte1, nel Decreto Crescita, una proroga sino al 2020 per la trasformazione in società per azioni (imposta dalla Riforma Renzi del gennaio 2015).

Tutt’altro destino è stato scritto invece per le due Popolari venete, dapprima con la solerte trasformazione in Spa, cui l’assemblea di Veneto Banca è stata indotta ad ottemperare in condizioni ‘avverse’ sin dal dicembre 2015 e la Popolare di Vicenza nel marzo del 2016, poi con la loro liquidazione, avvenuta dopo due anni di agonia impiegati per costruire l’intervento di Atlante prima, poi per ottenere il via libera europeo sulla ricapitalizzazione pubblica precauzionale, alla fine negato per non essere stato riconosciuto il rischio sistemico (che invece venne ritenuto per il Monte dei Paschi). C’è da chiedersi se sia sistemica la Popolare di Bari quando non lo erano le due venete. Ma il Governo presieduto dal pugliese Giuseppe Conte ha annunciato che sarà l’occasione per costituire una banca pubblica d’investimento per il Mezzogiorno (sic!). I contribuenti sono avvertiti.

Politicamente si tratta di ‘uno schiaffo al Nordest’, come ha affermato il professor Francesco Morosini. Due pesi e due misure, come ha reso palese il caso della Popolare di Bari dopo quelli di Mps e di Carige, non solo per colpa di Francoforte e Bruxelles ma anche per la mancanza di determinazione nel loro salvataggio dei vertici politici nazionali e per la debolezza politica di quelli regionali. Amara constatazione che non può tuttavia in alcun modo costituire un alibi per le responsabilità degli amministratori della Popolare di Vicenza e Veneto Banca che hanno tradito la fiducia di tanti risparmiatori.

Per arrivare almeno ad una pacificazione sociale dopo il dramma di tanti è necessario che a oltre due anni dal disastro gli indennizzi arrivino finalmente nelle tasche degli ex azionisti, che siano accertate le responsabilità personali da parte della magistratura e che sia fatta chiarezza su quanto avvenuto negli ultimi cinque anni nel sistema bancario italiano da parte della massima Istituzione rappresentativa della sovranità popolare (penso alla Bicamerale d’inchiesta approvata nel marzo di un anno fa e ancora non operativa per la mancanza di accordo sul presidente).

Infine: la liquidazione delle due maggiori banche venete, con la loro cessione ad un euro a Intesa, ha avuto come esito che oggi un tessuto sociale come quello veneto, particolarmente vocato al risparmio, e un sistema economico fatto di Pmi, vocate al manifatturiero come poche altre, dipendono sul piano creditizio e finanziario da scelte strategiche che si prendono altrove. Ragion per cui, come ha sottolineato il prof. Tommaso Dalla Massara, “una riflessione più pacata bisognerà pur che venga sviluppata intorno a una seria riprogettazione dell’assetto bancario-finanziario di un territorio così economicamente rilevante”.

Simonetta Rubinato, presidente Veneto Vivo”

Intervento pubblicato il 5 febbraio 2020 su ‘Il Nuovo Terraglio’: https://ilnuovoterraglio.it/simonetta-rubinato-fare-luce-sul-fallimento-delle-banche-venete/

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