Auguri per le Festività di Natale 2019

“È Natale. Arriva il momento dell’anno che per gli antichi era il Dies Natalis Solis Invicti, l’attimo in cui la luce tornava, sia pure lentamente, a recuperare terreno sulle tenebre della notte dopo il solstizio d’inverno del 21 dicembre. Anche se noi non ci facciamo più caso perché gli astri e ciò che ruota nell’universo non sono più fondamentali nel calcolo del nostro tempo. La lentezza non ci appartiene più e neppure l’apprezziamo. Tutto oggi è velocissimo e tritura rapidamente fatti e personaggi specie nella politica, ma anche nella nostra quotidianità.

Durante le feste di Natale, tuttavia, quando il distacco dalla routine ci aiuta a fermarci a pensare, a riflettere e ad ascoltare, sentiamo la nostalgia di quando l’umanità sembrava essere più in sintonia col tempo della natura e dell’universo e avvertiamo il bisogno di trascendere noi stessi.

Torniamo a sentire di non essere soli, ma di far parte di una comunità: quella da cui proveniamo (la famiglia d’origine) o alla quale apparteniamo in seguito (la famiglia che abbiamo creato); quella con cui condividiamo l’amicizia o con la quale partecipiamo di un’intenzione più grande (la parrocchia, il paese, la città). E con le luci natalizie nei centri e lungo le strade e nelle case sentiamo di avere un rifugio in cui ricordare a noi stessi chi siamo e coltivare i nostri sogni e ricercare il calore di relazioni autentiche e il senso delle nostre vite intime.

La luce del Natale ci dà la sensazione di attraversare insieme un momento che accompagna fuori dalle tenebre e ci ricorda che non siamo soli, ma parte di una o più comunità. Anche per chi non ha una fede religiosa. Perché a Natale si celebra l’arrivo tra le nostre esistenze  in cerca di senso di un salvatore e della grazia – che è offerta a tutti – per superare la nostra finitezza ed essere migliori all’interno delle nostre comunità, delle quali ci sentiamo responsabili. Rendendo per tale via il mondo migliore e più giusto.

Ecco perché condivido con voi, oltre agli auguri, ispirati alla lettera di san Paolo Apostolo a Tito (prevista nella liturgia natalizia di quest’anno), questa intervista di MorningFuture a Raghuram Rajan, autore del libro “Il terzo pilastro”, che ho letto qualche mese fa. 

Per affrontare le sfide del tempo complesso e difficile che viviamo, questo economista, che aveva previsto la crisi del 2008, sostiene che i tre pilastri che reggono le società liberali  occidentali – Stato, mercati e comunità – sono oggi in disequilibrio, colpiti da shock economici e tecnologici, che hanno dato vita in ogni Paese a gruppi di vincitori e di perdenti. I gruppi svantaggiati si mettono gli uni contro gli altri a mano a mano che vedono peggiorare il proprio status economico-sociale, mentre lo Stato, gravato dai debiti e dalle impegnative promesse fatte in epoche più felici riguardo ai sussidi pubblici, è a corto di fondi. In molti Paesi è anche paralizzato, con una lotta all’ultimo sangue fra i partiti dell’establishment ormai screditati, e messo in discussione da estremisti di ogni genere. I politici nazionalpopulisti pongono l’enfasi su un’identità nazionale esclusiva, che funge da elemento sostitutivo dell’identità comunitaria, ormai indebolita. Radunano i nativi contro le minoranze, i migranti e la cessione dei poteri a organismi internazionali. Suggeriscono di innalzare barriere nei confronti del commercio globale. Ma quando molti Paesi si danno al nazionalismo nostalgico, le relazioni internazionali diventano un gioco a somma zero e le iniziative di cooperazione internazionale risultano impossibili.

Che fare? Secondo l’economista indiano il contrappeso naturale di un’espansione sul mercato non può essere un’espansione dei poteri dello Stato, ma il rafforzamento dei poteri delle comunità locali. Occorre infatti sfruttare le forze centripete all’interno delle comunità  in modo che compensino le forze centrifughe del mercato globale, attraverso ciò che Raghuram Rajan definisce ‘localismo inclusivo’.

Localismo significa restituire il potere alle persone, dalla sfera internazionale ai Paesi e dai Paesi al livello federale, regionale e infine comunitario. Significa seguire rigorosamente il principio della sussidiarietà: i poteri dovrebbero continuare a risiedere al livello più decentralizzato che sia opportuno per il loro uso effettivo. L’empowerment costringerà ognuno a prendersi una parte delle responsabilità e renderà più difficile cadere nell’apatia o nello scambio di accuse reciproche. Darà ai gruppi la possibilità di mantenere la propria identità, la continuità culturale e la coesione. Inoltre, mediante il potenziamento a livello delle comunità delle infrastrutture locali, dei mezzi a disposizione per acquisire capacità e dello stato sociale, il localismo inclusivo permette di ampliare e parificare le opportunità a disposizione delle persone. Insomma, secondo Raghuram Rajan lo Stato resta necessario, ma per diventare più efficace deve cedere oggi potere alle comunità locali, che sono essenziali perchè possiamo esprimere la nostra umanità: https://www.morningfuture.com/it/article/2019/07/29/comunita-mercato-stato-raghuram-rajan/679/

Buona lettura ed auguri!

Simonetta 

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