Autonomia: un incontro a Padova per fare il punto

L’Associazione culturale “Veneto, Europa” ha organizzato venerdì 27 settembre scorso, presso il Centro Culturale San Gaetano di Padova, un dibattito pubblico sul tema dell’Autonomia differenziata, coordinato dall’avv. Fabio Amato, cui ha partecipato il prof. Enrico Minnei, dell’Università di Padova, il quale ha trattato il tema “Autonomia e Federalismo: l’impianto costituzionale dell’autonomia delle regioni ordinarie”, nonché la nostra presidente Simonetta Rubinato, la quale, partendo dalle differenti condizioni di partenza della spesa pubblica storica procapite tra le due Regioni (vedi slide), ha confrontato la proposta avanzata dal Veneto e quella dell’Emilia-Romagna, puntualizzando lo stato dell’arte e gli scenari possibili.

Dopo la firma, il 28 febbraio 2018, degli Accordi preliminari tra Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e il governo Gentiloni, e l’azione del governo Conte1, il processo di attuazione del terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione ha assunto un indubbio rilievo. A che punto siamo? Non è chiarissimo. Nel febbraio 2019, sul sito del Dipartimento per gli affari regionali sono stati pubblicati parti di testi di tre intese (oggi non più disponibili), composti da otto articoli (Titolo I), contenenti: le disposizioni generali, la richiesta delle materie (23 per il Veneto, 20 per la Lombardia, 16 per l’Emilia Romagna) e le modalità di finanziamento. I testi non contenevano la seconda, fondamentale parte (Titolo II) delle intese, cioè quella relativa alle puntuali richieste di trasferimento di funzioni. Sono seguite altre bozze, circolate solo in via ufficiosa: le più recenti sono di metà maggio. Comprendevano anche la seconda parte, con il dettaglio delle intese raggiunte e i casi in cui vi erano ancora posizioni diverse fra il governo e le tre regioni. Le materie richieste coprono l’intero spettro delle possibilità previste all’articolo 116, con differenze relativamente lievi fra le regioni: riguardano temi rilevanti come la regionalizzazione dell’istruzione, la cessione di infrastrutture al demanio regionale, la disponibilità delle risorse per le politiche industriali, ma anche salute, previdenza, lavoro, energia, paesaggio, beni culturali, ambiente, rifiuti, territorio, acque, protezione civile, fino alla gestione dei flussi migratori nel caso del Veneto (vedi prospetto nell’ultima slide). Anche la parte delle bozze relativa ai criteri per il finanziamento delle nuove competenze e funzioni è la medesima per entrambe le Regioni, a differenza di quanto riporta la vulgata politica.

Da qui parte la nuova maggioranza con il governo Conte2, che affronta il tema con un approccio decisamente più cauto rispetto alla precedente (la questione è comunque al punto 20 del programma, anche perché alle prese con equilibri politici non semplici e alla luce delle ormai prossime elezioni regionali in Emilia-Romagna), affermando il ministro Francesco Boccia che prima dovranno essere determinati i Livelli essenziali delle prestazioni ed i fabbisogni standard, dandosi come termine quello della fine della Legislatura. Il che significa un notevole rallentamento del percorso.

Per approfondire i contenuti delle richieste delle Regioni Veneto, Emilia Romagna, ma anche Lombardia, segnaliamo questi due link:

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